Mettere la persona al centro della rivoluzione digitale e riconoscere il contributo dei giovani all'evangelizzazione online. Sono queste le due sfide lanciate alla Chiesa asiatica il 29 ottobre a Macao, durante l'assemblea annuale dell'Ufficio per le comunicazioni sociali della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (FABC-OSC), dedicata al tema "Magnifica Humanitas e le vie sinodali dell'evangelizzazione in Asia: comunicare Cristo nell'era dell'intelligenza artificiale".
Nel suo intervento, "Il volto dietro lo schermo", monsignor Marcelino Antonio «Junie» Maralit Jr., presidente della commissione per la comunicazione della FABC e membro del Dicastero per la Comunicazione, ha invitato a vivere la trasformazione digitale senza perdere di vista la centralità delle relazioni umane. In Asia, dove si concentra circa un terzo degli utenti Internet del mondo e i cattolici rappresentano appena l'11% della popolazione, il primo incontro di milioni di persone con la Chiesa potrebbe avvenire proprio attraverso uno schermo. «In Asia, il mondo digitale non è più uno spazio secondario della nostra missione: è la piazza principale, l'Areopago del nostro tempo», ha affermato.
Il vescovo ha tuttavia messo in guardia dai rischi della tecnologia, tra cui tratta di esseri umani legata alle frodi informatiche, sfruttamento online dei minori, sorveglianza digitale e contenuti falsificati dall'intelligenza artificiale. Ha inoltre invitato sacerdoti e operatori pastorali a non delegare agli algoritmi attività che richiedono una presenza autenticamente umana, come la preparazione delle omelie e l'accompagnamento spirituale. La sfida dell'intelligenza artificiale, ha ricordato riprendendo una riflessione di Papa Leone XIV, non è soltanto tecnologica, ma soprattutto antropologica. Per questo ha sollecitato le Conferenze episcopali a investire nella formazione, nella tutela dei dati personali e nella promozione di un uso responsabile delle nuove tecnologie.
Accanto alla necessità di umanizzare il digitale, Gethsemani Cindy Gorospe, coordinatrice delle reti sociali di Radio Veritas Asia (RVA), ha richiamato l'urgenza di riconoscere e accompagnare i giovani impegnati nell'evangelizzazione attraverso le piattaforme online. Presentando l'esperienza della prima Assemblea dei missionari digitali cattolici dell'Asia (ACDMA), svoltasi a Manila dal 10 al 13 settembre con oltre cento partecipanti provenienti da 17 Paesi, ha evidenziato il bisogno di un maggiore coinvolgimento da parte delle strutture ecclesiali. «È urgente un'integrazione ecclesiale», ha affermato, chiedendo alle Chiese locali e alle Conferenze episcopali di ascoltare, accompagnare e offrire spazi concreti di partecipazione ai creatori di contenuti digitali.
Gorospe ha inoltre sottolineato le difficoltà affrontate dai missionari digitali, tra isolamento, affaticamento psicologico e rischi legati alla libertà di espressione, proponendo un comitato dedicato all'interno della FABC-OSC e percorsi di formazione che integrino teologia, spiritualità e competenze comunicative. In vista della Giornata mondiale della gioventù del 2027 a Seul, ha invitato la Chiesa a considerare i giovani comunicatori non semplicemente come strumenti di diffusione dei messaggi, ma come autentici collaboratori della missione evangelizzatrice.
I due interventi convergono su una stessa visione: la Chiesa è chiamata ad abitare il mondo digitale, valorizzandone le opportunità senza smarrire la dimensione umana e comunitaria dell'annuncio cristiano. «Dietro ogni schermo in Asia c'è un volto», ha ricordato monsignor Maralit: la tecnologia può trasmettere parole sempre più velocemente, ma soltanto le persone possono offrire una presenza autentica.
Per approfondire, è possibile consultare gli articoli originali pubblicati da Radio Veritas Asia: qui e qui.