25 settembre 2026

Fulton Sheen è beato: l’evangelizzatore che portò il Vangelo nei media

A St. Louis il cardinale Luis Antonio Tagle ha presieduto, in rappresentanza di Leone XIV, la beatificazione dell’arcivescovo statunitense. Predicatore, scrittore e pioniere di radio e televisione, raggiunse milioni di persone senza mai separare l’annuncio del Vangelo dalla preghiera, dalla missione e dalla vicinanza ai poveri.

L’arcivescovo statunitense Fulton John Sheen è beato. La Messa di beatificazione si è celebrata il 24 settembre al Dome at America’s Center di St. Louis, nel Missouri, presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, in rappresentanza di Papa Leone XIV. Davanti a decine di migliaia di fedeli è stata letta la Lettera apostolica nella quale il Pontefice definisce il suo conterraneo dell’Illinois un instancabile predicatore del Vangelo attraverso i moderni mezzi di comunicazione e un pastore animato da profondo zelo missionario.

Nato l’8 maggio 1895 a El Paso, nell’Illinois, Sheen fu ordinato sacerdote nel 1919. Dopo gli studi in Europa e il dottorato in Filosofia conseguito all’Università cattolica di Lovanio, insegnò Filosofia e Teologia alla Catholic University of America di Washington. Alla preparazione intellettuale unì sempre una intensa vita spirituale: fin dall’ordinazione fece dell’ora santa quotidiana davanti all’Eucaristia uno dei cardini del proprio ministero.

Fu però soprattutto la straordinaria capacità di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione a renderlo una delle figure più conosciute del cattolicesimo statunitense del Novecento. Dal 1930 condusse alla radio The Catholic Hour, seguito da milioni di ascoltatori; dagli anni Cinquanta, con il programma televisivo Life Is Worth Living, riuscì a raggiungere un pubblico di oltre 30 milioni di persone. Con una scenografia essenziale, spesso soltanto una lavagna, affrontava temi come fede, morale, sofferenza, famiglia e dignità umana, combinando teologia, filosofia, narrazione e umorismo. Fu anche autore di decine di libri, tra i quali Vita di Cristo.

Nel 1950 divenne direttore nazionale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede e l’anno successivo vescovo ausiliare di New York. Partecipò al Concilio Vaticano II e nel 1966 fu nominato vescovo di Rochester. San Giovanni Paolo II, incontrandolo a New York nel 1979, poche settimane prima della sua morte, lo abbracciò riconoscendo pubblicamente il suo lungo servizio nell’annuncio di Cristo e alla Chiesa. La causa di beatificazione venne aperta nel 2002 nella diocesi di Peoria.

Nell’omelia della beatificazione, il cardinale Tagle ha sottolineato che la fama mediatica non è la ragione della beatitudine di Sheen. Il cuore della sua testimonianza, ha spiegato, va cercato piuttosto nella comunione con Cristo e nella vicinanza ai poveri e ai vulnerabili. Sheen stesso evitava di attribuirsi il merito delle conversioni generate dalla sua predicazione: raccontò di considerarsi semplicemente come qualcuno capace di accompagnare le persone fino alla porta della casa di Dio.

Tagle ha richiamato anche l’attenzione che Sheen dedicò alla povertà durante il Concilio Vaticano II e un episodio avvenuto durante una visita a Buluba, in Uganda. Di fronte a una persona gravemente segnata dalla lebbra, il vescovo superò l’iniziale paura e ne accolse la mano ferita: un gesto divenuto immagine concreta di quella conversione che porta l’evangelizzatore a riconoscere le ferite di Cristo nelle ferite degli altri.

È proprio in questa immagine che il cardinale ha condensato l’eredità del nuovo beato: un “vaso di argilla” che non confidava nella propria notorietà o nelle proprie capacità, ma traeva forza da Cristo. Una figura che ha saputo attraversare radio, televisione, libri, università e missioni mantenendo al centro la stessa convinzione: la comunicazione del Vangelo diventa autentica quando nasce dalla preghiera e conduce all’incontro con le persone, soprattutto con quelle più fragili.