27 marzo 2021

La preghiera che ha dato speranza al mondo

Il 27 marzo 2020 la Statio Orbis di Papa Francesco in una Piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia. Un libro del Dicastero per la Comunicazione ripercorre quel momento di preghiera universale in un mondo ancora sconvolto dalla pandemia. La testimonianza di monsignor Lucio Adriàn Ruiz, segretario del Dicastero vaticano

 

Luca Collodi - Città del Vaticano

 

Oggi ricorre il primo anniversario della 'Statio Orbis' presieduta da Papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Pietro. Ad un anno dall'evento, il Dicastero per la Comunicazione ha curato un libro che ripercorre le tappe di un percorso segnato da lutti e sofferenze, ma anche dalla speranza, dal titolo: Perché avete paura? Non avete ancora fede? Statio Orbis 27 marzo 2020 (Lev, Piemme). La prefazione è curata da monsignor Guido Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie con l’introduzione del Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini. Il libro contiene inoltre un colloquio nel quale Papa Francesco ripercorre l’emozione di quella preghiera:"Camminavo così, da solo, pensando alla solitudine di tanta gente... un pensiero inclusivo, un pensiero con la testa e con il cuore, insieme... Sentivo tutto questo e camminavo...". "Tu conosci questo", chiese il Papa a Dio, "già nel 1500 hai risolto una situazione come questa, “meté mano”. Questa espressione (spagnola ndr) “metti mano” è molto mia. Molte volte nella preghiera dico: “Mettici mano, per favore!”

 

Le pagine del volume, spiega monsignor Lucio Adriàn Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, raccolgono le immagini più suggestive di quella serata insieme a una selezione delle preghiere, delle omelie, dei messaggi con i quali il Papa ha indicato la strada per affrontare le sofferenze e guardare al futuro con uno spirito di fiducia.

R.- Come Dicastero abbiamo voluto  realizzare  questo progetto che mi piace pensare come una 'scatola', dove mettere la preghiera, la tenerezza, mettere l'insegnamento, la benedizione di Papa Francesco, per portarla al cuore di tutta la gente. Quel giorno stavamo davanti alla tv, negli smartphone, in tanti dispositivi,  guardando,  pregando,  accompagnando quel momento di ‘Statio Orbis’, di fermata, per pregare e meditare.

Un momento di preghiera, ma anche un grande momento di comunicazione della fede…

R.- Sì. Perché come dice il Papa, “in quel momento non ero da solo”. C’era tutta l'umanità ferma nella ‘statio’. Tutti fermi a pregare,  a comunicare fede e riflettere anche sul futuro. Papa Francesco ha pregato Gesù, ma ci ha esortato, ci ha chiamato, ad avere fede ed a cambiare il nostro modo di vita. E’ stata l'occasione per disegnare un nuovo futuro per l'umanità.

Monsignor Ruiz, una comunicazione che non è avvenuta solo con la parola, ma anche con il silenzio…

R.- Direi soprattutto con il silenzio. L’insieme di quella serata, il cammino solitario, il silenzio della preghiera, lo sguardo con la Madonna, il bacio alla Croce, l’adorazione eucaristica, la benedizione Urbi et Orbi con il Santissimo: sembrava che il Papa fosse da solo benedicendo il vuoto della piazza, ma in realtà stava benedicendo ogni cuore che in quel momento era in attesa.

Parliamo del libro scritto ad un anno dalla ‘Statio Orbis’. Oltre ai testi contiene foto ma soprattutto, novità per una pubblicazione, filmati…

R.- Diciamo che ha partecipato all'iniziativa tutto il Dicastero per la Comunicazione, depositario dei testi, delle immagini e dei filmati.  Abbiamo voluto consegnare alla storia e all'umanità questa 'scatola', un libro che nella prima parte contiene la meditazione accompagnata da fotografie ed estratti di filmati. Alla fine delle pagine c’è un codice ‘QRcode’ che reindirizza, quanti volessero vedere  immagini e video, ad una pagina web di 'vatican.va'. La seconda parte del libro raccoglie tutto il Magistero posteriore di Francesco, diciamo, sul mondo che deve sorgere a partire dalla condivisione con il pensiero di Gesù. E quindi, tutti i grandi discorsi, omelie, videomessaggi che il Papa ha fatto durante l'ultimo anno, fino all’Enciclica ‘Fratelli Tutti', in modo da avere non in modo casuale qualche discorso, ma in una sola raccolta il pensiero, la parola, la preghiera e la benedizione di un intero anno di Pontificato.

Un libro che guarda alla chiesa universale, edito dalla LEV in collaborazione con molte case editrici nel mondo...

R.- Questa è stata una bella esperienza. E’ infatti  un libro fatto dal Dicastero con uno scopo missionario, perché avvertiamo che quanto accaduto un anno fa sia un patrimonio dell'umanità. Francesco stava con tutti i fedeli, anche i non credenti, che erano tanti nel mondo, che lo attendevano e accompagnavano. Abbiamo realizzato questa pubblicazione, questa missione, con la Libreria Editrice Vaticana  in coedizione della francese Bayard e con tante altre case editrici come la Piemme per l’edizione italiana, OSV per l’edizione inglese, Encuentro per quella spagnola, Leya-D.Quixiote per la lingua portoghese, Novalis per il Quebec, la Oficina del Libro per l’Argentina, Edicoes per il Brasile, Il Celam per l’America latina ed i Caraibi. Altre lingue potranno aggiungersi, perché è un cammino missionario che cerca altri editori per arrivare alla gente.

Monsignor Ruiz, la pubblicazione di questo testo missionario avviene in un momento particolare della vita della Chiesa e dell'intera società per la pandemia. E’ un libro che vuole offrire speranza all’uomo ?

R.-  Sì, penso che questo sia il punto più importante.  Diciamo che la speranza non arriva dal libro, ma dal ricordare la ‘Statio Orbis’. Papa Francesco ha fatto questa preghiera, questa benedizione, questa esortazione, offrendo questa chiave del Vangelo: “perché avete paura, non avete ancora fede?”,  per farci capire che con Gesù nella barca non si può avere paura. Quindi è la chiamata essenziale ad avere fede, ma una fede che sia responsabile, non un fideismo del tipo 'con Gesù è tutto risolto'. No. Gesù ci accompagna e calma il mare, ma ci chiede impegno. Perciò, il Magistero posteriore che abbiamo incluso nella pubblicazione è molto importante, perché offre delle chiavi per l'economia, la cultura, per la società, la politica, la vita familiare, per una riflessione da parte di ciascuno di noi. Dobbiamo avere fede, ma dobbiamo fare in modo che questa fede si faccia vita, sia un momento speciale, perché abbiamo bisogno di cambiare il mondo. Da una crisi, dice Papa Francesco, non si esce mai uguali: o si peggiora o si migliora. Con l’evento della ‘Statio Orbi, il Papa ci ha illuminato. Ci dà le chiavi, ci offre la presenza di un Gesù che sta con noi,  ci benedice e chiede di ripensare a ciascuno di noi, dal piccolo al grande della storia, la nostra vita.

 

Ascolta l'intervista di mons. Lucio Adriàn Ruiz